Linux Live, quale futuro?

Le distribuzioni Linux Live, ovvero quelle versioni di Linux che non necessitavano di una installazione su disco per poter essere utilizzate, hanno consentito la diffusione del nostro caro sistema operativo. La capostipite è stata Knoppix, da cui sono poi derivate sia soluzioni simili con approccio diverso nell’organizzazione della distribuzione su disco che varianti con caratteristiche particolari (io stesso sono sviluppatore capo della variante eduknoppix nella versione 3, di cui parlerò in uno dei prossimi post). Ma una distribuzione live ha ancora senso, visto che le grandi distribuzioni, quali Ubuntu, hanno una installazione basata su di un ottimo ambiente live?

Distribuzioni Linux Live oggi

Esistono tante distribuzioni live di linux, sviluppate a partire dall’ottimo lavoro di Klaus Knopper, autore di knoppix. Vediamo di capire la situazione attuale, tanto per vedere quali possano essere le strategie future.

Frammentazione

Come spesso, troppo spesso direi, accade nei progetti liberi, si assiste ad una inutile frammentazione perchè tutti vogliono creare la loro minivariante. Questo non amo di knoppix, mentre apprezzo ad esempio la modularità di morphix, che adotta un approccio per moduli aggiuntivi. Una pagina del sito di knoppix è dedicata alle varie varianti.

il fenomeno Ubuntu.

Questa frammentazione però porta anche ricchezza, ma è troppo dispersiva. Poi sembra che, con la nascita di Ubuntu, tutti possano installare Linux senza troppo impegno, per cui non sembrerebbero esserci motivazioni per usare un CD live. Lo stesso CD live di Ubuntu è veramente ben fatto, il team di sviluppo sta lavorando proprio bene per rendere Linux un prodotto pronto per il Desktop.

Il problema di Ubuntu, che poi, a conti fatti, è lo stesso di knoppix, è che non ha molto senso per un ambiente live il fatto di essere troppo generalista. Un utente di un ambiente live desidera avere uno strumento preconfezionato per poter eseguire quel che deve e niente altro. Per il resto ha già windows e non lo vuole cambiare con null’altro per tutta una serie di ragioni.

Live: un ambiente pronto all’uso, efficace e senza fronzoli

Ad un utente di una distribuzione live non interessa che linux gli metta a disposizione 35000 programmi liberi… vuole i 4-5 programmi principali che lo hanno portato a scaricare e masterizzare la sua distribuzione live e niente altro. E’ un utente tipicamente minimalista, perchè poi se scopre che gli serve altro, allora si orienta verso una distribuzione normale.

Questo è uno dei motivi per cui non amo la caratteristica di knoppix di potersi installare su disco. Sono sempre installazioni non paragonabili a quelle di una distribuzione standard e che presentano molti problemi. Visto poi che l’installazione di Ubuntu è diventata una semplice installazione proprio come quella di windows, non ci sono motivazioni per non usare una distribuzione tradizionale.

Nella stessa eduknoppix che sviluppo personalmente sono molto titubante sul mantenere la possibilità di installare la distribuzione, in quanto per l’utilizzo scolastico le proposte che faccio alle scuole che la adottano è quella di installare Ubuntu in configurazione terminal server, molto più gestibile e efficace Smile

il futuro delle distribuzioni Linux live

Assodato che ha senso avere delle distribuzioni live, anche se è ben chiaro che esse debbono esssere limitate adambiti specifici e non debbono essere mai pensate come distribuzioni tradizionali. Una questione importante è quella dello spazio su cui salvare i propri dati, essenziale per poterle usare in maniera proficua. Sarebbe utile poter integrare le distribuzioni live con sistemi di archiviazione remota dei propri dati personali, in maniera tale da poterle rendere realmente degli ambienti che consentano di avere sempre con se il proprio lavoro.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.